La Lingua Fera – Horcynus Orca, il libro che nessuno voleva tradurre
con i traduttori di Horcynus Orca in Sicilia a 50 anni dalla pubblicazione del capolavoro di Stefano D’Arrigo: Moshe Kahn (tedesco), Stephen Sartarelli (inglese), Miguel Angel Cuevas (spagnolo) e Antonio Werli (francese) in dialogo con Davide Camarrone e Giorgio Vasta.
Autunno 1943. Dopo l’armistizio dell’8 settembre, il marinaio ’Ndrja Cambrìa torna a Cariddi, il suo villaggio sullo Stretto di Messina. Ma come Ulisse davanti al canto delle sirene, anche il suo ritorno non è un approdo: è un viaggio dentro un mondo che si sgretola sotto il peso della guerra e della perdita.
Sulla terra, i pescatori sono diventati spiaggiatori, privati del mare e del senso della vita; in mare, regnano le fere, delfini che distruggono le reti, e l’Orcaferone, creatura simbolo della morte.
Con una lingua che respira come il mare, D’Arrigo intreccia mito e Storia, dialetto e poesia, costruendo un racconto circolare, in cui ogni eco si trasforma in onda narrativa.
Frutto di vent’anni di scrittura, Horcynus Orca è un poema moderno, una riflessione epica sul tempo, sul linguaggio e sull’enigma dell’esistenza — tra i massimi capolavori del Novecento italiano.
Questa nuova edizione, per i cinquant’anni dalla pubblicazione, è arricchita da fotografie e documenti inediti, uno scritto di Giorgio Vasta, l’introduzione di Walter Pedullà e la postfazione di Siriana Sgavicchia.
Sarà presente il regista Mosco Boucault.