FLM25/ANNESSIONI
La storia del nostro tempo non procede secondo una linea retta, ma si dispiega come una serie di digressioni violente, in cui le forze in gioco cercano di imporsi cancellando l’opposizione, spegnendo il pensiero dialettico. In questa trama, la smemoratezza, l’effimero, la contro-verità, non sono semplici accidenti: costituiscono i materiali di un ordine simbolico che mira a governare le coscienze. La comunicazione digitale, più che veicolo neutro, è il terreno in cui si esercita questa forma nuova di controllo: non più dominio militare soltanto, ma battaglia per l’immaginario.
Nel 1938, l’Anschluss dell’Austria da parte della Germania nazista, non una semplice conquista coloniale, appare come un mito fondativo del nostro secolo: un atto di fusione forzata che, sotto l’apparenza di un plebiscito, sancì la vittoria di un narcisismo collettivo. Quel gesto conteneva già in sé il modello del conflitto mondiale: la minaccia, la soppressione della pluralità, l’illusione di ricondurre alla totalità ciò che per natura è molteplice. Oggi altre annessioni ripropongono la stessa struttura mitica. Israele verso la Palestina, la Russia verso l’Ucraina, la Cina con Taiwan, gli Stati Uniti verso spazi simbolici e strategici come la Groenlandia, il Messico, il Canale di Panama: ciascun caso reitera il medesimo schema di appropriazione, che tende a sopprimere l’alterità piuttosto che integrarla.
L’annessione, allora, è il rovescio della democrazia rappresentativa: essa annulla la differenza, riduce le tre grandi famiglie del pensiero occidentale – conservatrice, liberale, socialista – a un unico linguaggio senza dialettica, riduce la carica oppositiva a populismo. Ma la parola stessa, “ad nectere”, dice anche altro. Annessione può significare congiungere, intrecciare, costruire relazioni.
Nel sistema simbolico delle culture, un gesto può contenere il suo contrario: annessione come soppressione dell’altro, o annessione come possibilità di comunione. Il problema della nostra epoca è precisamente questo: se intendere il legame come dominio o come relazione.
Davide Camarrone,
Direttore artistico Festival delle letterature migranti