INFERNO — La lingua dell’abisso di Gio Peres a FLM25
Nel cuore dell’abisso, che tutti in modi diversi attraversano, dove la parola si fa carne e la carne si trasforma in suono, la video-installazione a due canali INFERNO di Gio Peres ci invita a un viaggio nelle profondità della condizione umana.
La lingua dell’abisso che attraversa Inferno non cerca la rappresentazione perfetta, ma l’eco, la vibrazione tremante, la glossolalia dei corpi che si fa strada nella cancellazione. È una lingua che emerge dal buio, fatta di spasmi, balbettii, risonanze, battiti ossessivi e fuori sincrono; una lingua che tenta di dare voce a ciò che non dovrebbe parlare.
La massa umana pulsa come un organismo indistinto e informe, una potenza che dissolve la forma, scuote i limiti dell’identità e disfa la figura in materia viva.
La performance filmica INFERNO si configura come una séance cinematica, un rito in loop e perturbante in cui la massa e gli spettri mostrano insieme i loro contorni tremolanti: corpi, forme, suoni che oscillano tra l’apparire e lo scomparire.
Inferno si rivela così come un’ecologia dello sguardo, un cinema che invoca e che ascolta, che lascia parlare la materia spenta del mondo nella speranza che, da quella fine, possa ancora nascere una forma di respiro condiviso.
In questo abisso di suoni e immagini, INFERNO ci lascia una domanda: cosa può emergere dalle profondità della nostra umanità? Forse un nuovo linguaggio, o un modo diverso di ascoltare il silenzio che ci circonda.
Un viaggio attraverso l’opera di Gio Peres, artista e ricercatrice palermitana, in dialogo con Agata Polizzi, curatrice della sezione Arti Visive del Festival delle Letterature Migranti. L’opera sarà visitabile per tutta la durata del festival.
