Quando l’informazione tace. Il centenario del 1926 e le forme contemporanee del silenzio
L’incontro parte da Fascistissima. Come nel 1926 Mussolini eliminò la libertà di stampa (People) di Giovanni Mari, giornalista del Secolo XIX, e riflette sull’autonomia professionale del giornalista a partire dall’anno in cui il fascismo completò il controllo sulla stampa italiana. Ricostruisce gli strumenti amministrativi e proprietari che resero possibile quell’esito.
I direttori dovevano avere l’approvazione preventiva del procuratore d’intesa con il prefetto, gli editori ne rispondevano civilmente e i sequestri erano sistematici.
Luigi Albertini fu estromesso dal Corriere della Sera e La Stampa fu ceduta per forza. Una parte è dedicata alla Sicilia e a L’Ora, soppresso nel novembre 1926 per la sua linea antifascista e riaperto tre mesi dopo con una direzione fedele al regime. Si parla poi dell’albo professionale, nato allora come strumento di selezione politica e rifondato su presupposti opposti dalla legge 69/1963.
Tutto questo viene messo in rapporto con i doveri di autonomia e indipendenza sanciti dalla legge e dal Testo unico dei doveri del giornalista, a tutela del diritto di cronaca e di critica garantito dall’articolo 21 della Costituzione. In dialogo con l’autore, Davide Camarrone e Antonino Blando. Modera Tiziana Martorana. Patrocinato da ODG Palermo.